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Seta – Alessandro Baricco

Ho letto Seta di Alessandro Baricco in poche ore, di notte. Il romanzo è stato pubblicato nel 1996 ma è fuori dal tempo.


Lieve
Delicato
Poesia e sogno
Da leggere di notte, quando non ci sono rumori, quando il tempo e la vita rallentano
Perché devi leggerlo con delicatezza, schiudendo l’anima, lasciando che il ritmo veloce, onirico, le parole stesse ti sfiorino delicatamente, e poi scivolino dentro di te, e poi di nuovo lontano, dove vanno a finire tutte le storie
Di notte, quando non ci sono rumori e tutto è tranquillo e silenzioso
Si legge in poco, puoi farlo, prenderti quelle due ore per viaggiare anche tu, dalla Francia al Giappone, per scoprire l’ignoto, la fine del mondo, l’amore
L’amore
Sempre lui, che permea le azioni degli esseri umani
Che quando non c’è più per un po’ si è solo avvolti dalla malinconia e dall’infelicità
E bisogna ripartire da se stessi, a coltivare il proprio giardino per non lasciarsi andare alla disperazione
Questa storia impalpabile
Leggiadra come seta
Scorre via come può scorrere la nostra vita se non la viviamo appieno e ne restiamo solo spettatori

E così, come la seta di cui è fatto questo libro, che mentre lo leggete già vi sta sfuggendo dalle mani, così lascio che sia una sua frase a toccare lievemente il vostro corpo e la vostra anima
Parole importanti, pure, limpide, di una forza che va oltre la realtà stessa
Parole che alcuni dicono tanto per, ma non sanno cosa significhi veramente
Parole che alcuni non sentono affatto, ma che dicono per autoconvincersi che sia proprio così
Parole che alcuni hanno paura di dire per la grandezza e le conseguenze che provocano
Parole che alcuni vogliono dire ma non possono, perché la persona a cui sono destinate non fa più parte della loro vita
Che ci vuole tanto coraggio e tanta pazienza per accettarle e assumersi la responsabilità che esse comportano
Che se accetti di provarle e sentirle, nonostante tutto, allora sei libero per l’eternità.
Queste parole, lievi eppur così pesanti

Io ti amerò per sempre
Recensione: Viaggi nello spazio

Recensione: Viaggi nello spazio

Oggi vi voglio parlare della mia ultima lettura, un libro che mi ha accompagnata per diverse sere e che ho alternato a La via dei re di Brandon Sanderson (un bellissimo “mattone” di più di mille pagine che sto leggendo per il gruppo di lettura creato da Perfaaddictedtobook, se siete interessati vi rimando all’articolo esplicativo qui: https://wp.me/p7GESQ-34m).

Viaggi nello spazio è stato pubblicato nel 2018 da Einaudi, a cura di Fabrizio Farina, ed è composto da tredici storie che hanno come tema principale i viaggi nello spazio e nel tempo, la scoperta di civiltà “aliene” diverse dalla nostra e le conseguenze che questi viaggi e queste avventure hanno sulla mente e sulle esperienze umane. Ogni racconto, più o meno breve, è stato pubblicato in periodi storici diversi, magari a seguito di alcune scoperte scientifiche o tecnologiche (come la mongolfiera) e ogni autore ha sfruttato la propria fantasia e immaginazione per creare una storia unica, frutto del diverso modo di interpretare un ipotetico viaggio al di fuori della Terra (e anche sulla Terra stessa).

Questo libro le raccoglie tutte insieme e ci fa passare dall’essere su una stazione spaziale completamente isolata nello spazio profondo, allo scoprire che sulla Terra stessa abitano creature provenienti da altri mondi, al viaggiare sulla Luna o su altri pianeti, al dover affrontare situazioni paradossali e che portano all’estremo il pensiero umano. Ogni storia ha il suo particolare insegnamento e il suo approccio a un elemento che affascina gli uomini da sempre: lo spazio e l’idea che ci sia qualcosa di “diverso” da noi al di fuori della Terra. L’idea che in qualche modo sia possibile esplorare questa frontiera, come lo è stato esplorare i mari o i continenti secoli fa. L’idea che l’umanità possa avere dei pionieri anche al di fuori del nostro pianeta, che vanno oltre i limiti del nostro mondo e che non hanno paura di scoprire l’ignoto.

Da amante dello spazio quale sono non potevo non leggere questo libro, che mi è stato donato qualche tempo fa grazie al pensiero di una persona molto importante per me, che voleva leggerlo dopo che l’avessi letto io e che tutt’ora immagino vorrebbe leggerlo. Grazie per questo libro, perché per me è stato come compiere un viaggio ai confini della realtà e del mondo conosciuto, fino a spingermi nello spazio profondo, su altri pianeti e su stazioni spaziali; è stato come intraprendere un’avventura senza limiti, dove qualsiasi idea e teoria fossero possibili.

Delle tredici storie raccolte, la maggior parte mi è piaciuta molto, mi ha stimolata e fatta ragionare, alcune un pochino meno e una in particolare mi ha annoiata oltre ogni dire. Nei paragrafi successivi parlerò brevemente di ogni racconto, soffermandomi di più sui miei preferiti. Nel complesso il libro scorre veloce, ogni storia è un viaggio a sé e ho apprezzato molto che siano stati inseriti racconti anche diversi tra loro e non che parlano tutti in modo identico del medesimo aspetto. Li elencherò nell’ordine in cui vengono presentati nel libro.


Lo strano volo di Richard Clayton di Robert Bloch (1939)

Questa storia racconta di un uomo che cerca di raggiungere Marte all’interno di una specie di nave spaziale piccolissima, adatta al trasporto di un uomo solo. L’uomo vive all’intero di questa nave nelle condizioni peggiori possibili, tra le vibrazioni ininterrotte del veicolo, uno spazio piccolissimo in cui camminare e una dieta a base di capsule. Dovrebbe impiegare dieci anni per raggiungere Marte e altri dieci per tornare. Da solo, all’interno di questa minuscola nave spaziale senza oblò e modi di comunicare con l’esterno, il senso del tempo del viaggiatore si smarrisce completamente, fino a raggiungere un esito particolare. Ho pianto un pochino alla fine del racconto e se lo leggerete capirete perché.


Caleidoscopio di Ray Bradbury (1949)

Si sofferma ad analizzare una delle situazioni peggiori in cui ci si potrebbe mai trovare nello spazio: nave distrutta e tutto l’equipaggio che vaga senza meta e senza fine nel vuoto, con la vita destinata a terminare una volta finito l’ossigeno nella tuta. Se avete visto Gravity, il film del 2013 diretto da Alfonso Cuarón e vincitore di sette Premi Oscar, sicuramente ritroverete lo stesso senso d’angoscia e d’impotenza e di deriva che si percepisce all’inizio del film. Questa è una delle mie storie preferite del libro (Ray Bradbury è una garanzia del resto, ha scritto Farenheit 451), contiene tantissime riflessioni sul significato di vivere una vita senza rimpianti, inseguendo i nostri sogni, per non rimanerne amareggiati alla fine, quando il sipario si abbassa. I ricordi sono preziosi, e c’è differenza tra aver vissuto e aver solo sognato di vivere. C’è differenza tra esistere meramente e vivere appieno ogni momento, consapevoli, nel presente. Il finale mi ha completamente distrutta, ho pianto e ho pensato subito a quanto noi umani, alla fine, siamo parte di tutto, talmente parte dell’universo da poter essere qualsiasi cosa, anche una stella cadente. Nella disgrazia possiamo comunque essere qualcosa di bello e di speranza per altri.


Niente di Sirio di Fredric Brown (1944)

Questa storia racconta di un gruppo di persone che sbarca su un pianeta apparentemente inesplorato. Tra tutte è una di quelle col finale più felice, ti strappa dei sorrisi e ti diverte, ma al contempo ti fa riflettere sul confronto tra la nostra razza umana e una razza aliena, così diversa da noi nel modo di pensare da risultare incompatibile coi nostri atteggiamenti.


Spero di arrivare presto di Philip K. Dick (1987)

Questa storia parla di un gruppo di persone che viene criogenizzato per poter intraprende un viaggio di dieci anni alla volta di un nuovo pianeta colonizzato dagli umani. L’unico problema è che uno dei passeggeri si trova in una capsula difettosa e la nave con la sua intelligenza artificiale deve in ogni modo cercare di limitare i danni e i disagi che questa situazione provoca. Il finale spiazza molto, il tema del viaggio si trasforma in un viaggio all’interno della mente del protagonista, dei traumi subìti da piccolo e i relativi sensi di colpa e delle psicosi e ansie nevrotiche che si sviluppano successivamente. E tutto questo solo perché una macchina intelligente voleva aiutare.


Colui che sussurrava nelle tenebre di H. P. Lovecraft (1931)

Ecco uno dei pezzi forti della raccolta. Lovecraft è anche autore del Necronomicon quindi non mi aspettavo nulla di diverso se non una storia veramente creepy e super inquietante e ricca di ansia. Non sono rimasta delusa. Lui è semplicemente un genio e questo racconto è il più lungo del libro. Qui il viaggio è sulla Terra stessa, si parla di creature che vengono da un altro mondo e che hanno un avamposto sul nostro pianeta. Attraverso lettere e testimonianze viene tracciata una situazione allucinante, siamo trascinati noi stessi nelle colline del Vermont per scoprire la tremenda e sconvolgente verità che si cela dietro le leggende raccontate dagli abitanti della zona. Mi ha tenuta incollata alle pagine fino alla fine, seguendo la storia con un misto di ansia, preoccupazione e voglia di sapere e conoscere.


Il relitto di Richard Matheson (1953)

Un altro dei miei racconti preferiti. Un plot twist assurdo. Un ritmo serrato e veloce, una situazione paradossale. Parla di un gruppo di umani che trova una nave spaziale su un pianeta inesplorato, ma la semplice scoperta si trasforma in un incubo e in un viaggio mentale nelle implicazioni che questa scoperta comporta. Non voglio dire altro perché va letta e basta, solo così si può comprendere la bellezza mortale di questa storia.


Alla conquista della luna di Emilio Salgari (1904)

Sinceramente non mi ha emozionata molto come storia. All’inizio è circondata da un alone di mistero, quando una coppia di scienziata sbarca su una piccola isola del gruppo delle Canarie, e inizia a lavorare alla costruzione di uno strano marchingegno. Il loro obiettivo è partire da quel’isola e arrivare sulla luna. Il finale lascia delle questioni in sospeso, è sempre presente il tema dei pionieri che rischiano in prima persona per poter raggiungere un luogo ancora inesplorato.


Mai toccato da mani umane di Robert Sheckley (1954)

Questa storia è esilarante, racconta di due astronauti che sbarcano su un pianeta inesplorato perché hanno bisogno di trovare delle provviste per proseguire il loro viaggio. Il pianeta ha una conformazione particolare e atterrano vicino a quello che sembra un enorme magazzino. Non ci sono abitanti e tutto ciò che si trova nel magazzino è scritto nella lingua del posto. La loro avventura è una pazza ricerca di qualsiasi cosa che possa essere commestibile per degli esseri umani e i due protagonisti si scontrano su idee, teorie e ipotesi e creano alla fine solo della gran confusione.


Un viaggio compiuto da poco, solcando l’aria, a bordo di un pallone aerostatico, comunemente detto mongolfiera, verso il pianeta recentemente scoperto Georgium Sidus di Mr Vivenair (1784)

Già dal titolo infinito avevo una pesante sensazione, e infatti ho trovato questa storia pesante. Non l’ho letta volentieri, mi sono imposta di concluderla per correttezza. Questo racconto è una satira della situazione in Francia dell’epoca,

dell’assolutismo, dei rituali di corte e della commistione tra potere e religione.

come spiega Farina della prefazione. A me personalmente non è piaciuta, non potevo essere meno interessata di così, ho apprezzato però un elemento: il fatto che gli abitanti di questo pianeta alieno abbiano la testa bifronte. Questo simbolo può essere applicato benissimo anche alla società odierna, popolata da persone con la “doppia faccia” che sembrano tue amiche, ma poi alle spalle ti pugnalano.


Micromega. Storia filosofica di Voltaire (1752)

Questo racconto narra di un abitante (Micromega appunto) di un pianeta che ruota attorno alla stella Sirio e che compie un viaggio in giro per l’universo, venendo a contatto con tantissime civiltà e modi di pensare differenti. Arriva fino a Saturno, dove incontra un filosofo di quel pianeta e insieme decidono di proseguire il viaggio.

Infine, dopo essersi comunicati l’un l’altro un po’ di quel che sapevano e molto di quel che non sapevano, dopo aver ragionato per una rivoluzione solare, risolsero di fare insieme un viaggetto filosofico.

Arrivano fino alla Terra e per loro è piccolissima, infatti entrambi hanno delle stature enormi e gigantesche. Qui riescono con fatica a scoprire prima una balena e poi degli esseri umani e a intrattenere con loro una conversazione “filosofica”. La storia mi ha colpita molto per la serie di passaggi interessanti, sul sapere e il non sapere, per il fatto che tutto è relativo, infatti la vita di Micromega e del suo compagno è molto molto più lunga di quella umana. Ci soni dei passaggi molto interessanti sull’equilibrio del cosmo e della vita stessa e di come si possono avere prospettive diverse sulle stesse questioni e le stesse domande.


Un’Odissea marziana di Stainley G. Weinbaum (1934)

Anche questa storia è esilarante, la classica “odissea” nel quale il protagonista/viaggiatore compie diverse imprese per uscire da una situazione svantaggiosa. Ci sono degli astronauti che stanno compiendo delle missioni su Marte e uno di questi si perde sul pianeta a seguito del malfunzionamento della sua navetta. Deve ritornare all’astronave madre, Ares, e così inizia il suo viaggio. Incontra diverse creature che abitano il pianeta e una di questa diventa il suo compagno d’avventure. Fanno parte di due civiltà diverse e poco alla volta trovano il modo di comprendersi a vicenda e di comunicare tra di loro. Il loro viaggio e l’incontro con un’altra tipologia di abitanti è divertentissimo, soprattutto il finale di questa (dis)avventura mi ha fatto ridere troppo ma anche riflettere, perché viene fuori il lato della nostra natura umana che ci spinge a trovare delle risorse da sfruttare per poter migliorare la nostra condizione, anche se spesso andiamo a disturbare ciò che ci circonda.


Sotto il bisturi di Herbert George Wells (1927)

H. G. Wells ha scritto anche La guerra dei mondi, ma in questa storia non si parla di alieni ma di un viaggio che il protagonista stesso fa nella sua mente, in una specie di esperienza extra corporea. Il ritmo è lento ma allo stesso tempo sembra di leggere una poesia, una filastrocca che ti trascina riga dopo riga, nelle meraviglie dell’universo, facendoti sentire parte di tutto eppure allo stesso tempo anche distaccato da tutto. Ma in questo viaggio compiuto da soli, distaccati dalla mera materia, finalmente capiamo di essere invece parte di tutto l’universo ed è proprio questa consapevolezza che può renderci felici e presenti nel momento, che può allontanare l’apatia e il distacco verso il materiale. Nel momento in cui ci rendiamo conto di essere molto più di un ammasso di carne ed ossa allora diventiamo infiniti come l’universo stesso.


E con questo ho concluso, se siete amanti dello spazio e delle storie ambientate su pianeti diversi dal nostro, o in astronavi vaganti nello spazio profondo, o di specie aliene diverse da noi, il tutto condito da spunti di riflessione filosofiche e non, allora questo è il libro che fa per voi e ogni giorno potete decidere di farvi accompagnare da una o più storie diverse.

Recensione: It Ends With Us

Mi dispiace molto per non aver più scritto nulla in questo blog negli ultimi mesi, ma non è stato un periodo semplice da affrontare e non mi sentivo proprio in vena di parlare delle mie letture. Anche perché le mie letture sono state poche e ho preso come un fallimento personale l’aver letto nel 2019 solo una dozzina di libri.

Ho sempre amato leggere e nei momenti più difficili della mia vita c’era un buon libro a salvarmi e ad aiutarmi a vedere le cose da una nuova prospettiva, dandomi modo di affrontare le cose con una nuova energia e una rinnovata voglia di non arrendermi. Questa volta è stato diverso, perché nemmeno nella lettura riuscivo a trovare la forza e la motivazione di andare avanti, nonostante i libri letti durante quei mesi mi stessero insegnando tanto, facendomi scoprire e capire nuovi lati di me e di ciò che stavo vivendo. Ho preferito quindi non parlarne, tenere la maggior parte dei pensieri per me e, poco alla volta, rendere parte di me quegli insegnamenti e lasciare che il tempo e la voglia di andare avanti mettessero a posto le cose.

Ha funzionato. E infatti oggi, finalmente, riesco a parlare della prima lettura di questo 2020 e voglio farlo per ogni libro che leggerò. È una cosa che mi piace, mi piace trasmettere ad altre persone ciò che i libri che leggo mi fanno provare, gli insegnamenti e le lezioni che ne traggo, le speranze e i sogni che coltivo leggendo di personaggi che hanno affrontato di tutto e ne sono usciti a testa alta. Non ho più intenzione di lasciare che i momenti più difficili della mia vita mi tolgano anche questa passione e questa voglia assurda che mi spinge a rivelare piccole parti di me in ciò che scrivo quando parlo di un libro. Sono convinta che molte persone possano capire tante cose e trovare un aiuto inaspettato leggendo queste storie e voglio essere io per prima una ragazza con una storia da raccontare e che può aiutare gli altri.

Quindi eccomi qui con la mia prima lettura del 2020: It Ends With Us di Colleen Hoover.

Foto scattata per il mio profilo Instagram

Il libro fa parte del genere contemporaneo, della narrativa e dei romanzi rosa, è del 2016 ed è stato pubblicato in Italia col titolo La nostra fine che secondo me non si addice molto. Sono contenta di averlo letto in lingua originale perché mi è stato donato come regalo di Natale da una persona che, in poco tempo, è diventata una cara amica ed è riuscita a farmi ritrovare la forza di andare avanti. E a consigliarmi, volta per volta, le letture migliori per me in un determinato momento. È anche grazie ai suoi consigli se adesso sono tornata me stessa e ho scritto questo articolo.

Su Goodreads ho dato cinque stelline perché merita di essere letto e merita quel voto molto alto che già ha, però per alcune cose di cui poi parlerò ritengo che il mio voto finale sia un quattro stelline e mezzo su cinque.

Il libro lascia un messaggio potente e che ti scuote profondamente e il tema cardine di tutta la storia è la violenza domestica. Non solo a livello fisico, ma anche a livello psicologico ed emotivo. Entriamo nella mente e nel cuore di chi ha subíto questo tipo di violenza e iniziamo a farci domande, a capire e comprendere tutto quello che c’è dietro e quanto spesso sia difficile, se non impossibile, uscire da una relazione di questo tipo. Quando mi sono resa conto che il tema centrale della storia era questo sono rimasta davvero scioccata. La scrittrice è stata brava a costruire un mondo quasi perfetto, un amore che è veramente perfetto apparentemente e che ti fa quasi sognare che le stesse cose capitino a te. Dico “quasi” perché io non sono un’amante dei romanzi e delle storie rosa e quindi molti elementi mi hanno fatto storcere il naso perché mi sembravano poco veritieri o troppo sdolcinati, quasi trash. Ecco il perché delle quattro stelline e mezzo. Ma a parte questo, ritengo fosse anche necessario per creare tutta l’atmosfera della relazione perfetta, dell’amore perfetto e di quanto profondamente si possa amare una persona e volere solo il meglio per lei. Volerla supportare, aiutare, gioire quando raggiunge i suoi obiettivi, volerla rendere felice a ogni livello. Per poi rendersi conto che c’è anche un lato molto oscuro e che è proprio questo lato a distruggere ogni cosa.

Mi ha fatto riflettere ancora di più su cosa significhi amare, fino a quanto possiamo spingere il nostro limite per amore, fino a quanto siamo in grado di sopportare le cose prima di romperci in mille pezzi. Mi ha fatto vedere che l’amore ha molte forme, che ci sono modi giusti per amare e modi che invece non vanno bene, che quando ci capita di essere nella seconda situazione, come carnefice o vittima, dobbiamo fare un passo indietro e capire quale decisione prendere, cosa fare in modo che non capiti più una cosa del genere. C’è infatti una frase che mi ha colpita molto nel libro, che continua a risuonare nella mia mente e nel mio corpo, ed è:

There is no such thing as bad people. We’re all just people who sometimes do bad things.

E so per certo che si può applicare a quasi tutti noi esseri umani. Tutti noi abbiamo le nostre idee, le nostre convinzioni e il nostro passato che ci ha anche plasmati in diversi modi. Tutti noi a volte siamo dalla parte di chi fa un torto o di chi lo subisce e nessuno di noi è perfetto e puro e senza macchia o senza peccato. La differenza tra chi continua a fare del male e chi invece capisce i propri errori e non li commette più sta proprio nella comprensione e nella volontà di mettere il bene delle persone che amiamo prima del nostro, anche se questo significa a volte allontanarci e lasciare che prendando la loro strada senza di noi.

E questo libro mi ha anche fatto capire che l’amore nella sua più completa forma va oltre il tempo e lo spazio, che quando abbiamo amato davvero qualcuno questa persona non se ne andrà mai dal nostro cuore. Che avrà sempre un posto dentro di noi e che saremo sempre pronti ad aiutarla e ad esserci nei momenti di bisogno, a proteggerla e ad esserle vicino, che anche prendere strade diverse e crearsi futuri diversi non cambierà mai quel sentimento, ma anzi ci aiuterà a riversare quell’amore in noi stessi e nelle altre persone importanti che entreranno nella nostra vita.

Consiglio veramente di leggerlo, anche in lingua la lettura è super scorrevole e tutta la vicenda ti prende e ti cattura. Lo consiglio perché chiunque dovrebbe capire e rendersi conto di cosa significhi essere parte di una relazione abusiva e di quali siano le decisioni da prendere per il meglio delle persone che amiamo. Per quanto queste decisioni possano essere difficili e farci temporaneamente soffrire.

Quel personaggio di Artemis Fowl

Le mie copie degli otto libri della serie.

Ricordo tutto come se fosse ieri. Ero in terza elementare. Tutti coinvolti nel gioco speciale dello “Scambio dei Libri”. Ognuno di noi sceglieva un compagno e ci si scambiava un libro per qualche giorno. Un mio amichetto biondo scelse me. Mi presentò Artemis. Da allora non ci siamo più divisi dalla nostra amicizia. Io e Artemis.

Artemis Fowl è una serie di libri puramente fantasy, iniziata nel 2001 da Eoin Colfer, scrittore irlandese. Io iniziai a leggerlo pochi anni dopo la pubblicazione del primo libro, quando il nome Artemis non era ancora radicato nel mondo del fantasy. Fu subito amore.

Io e Nicolò abbiamo deciso di iniziare questo progetto e fare degli scambi di recensioni, per potervi far vedere come due blog possono unirsi per parlare di una passione, come quella della lettura. Nel suo blog, lui pubblicherà la mia storia di Artemis e se volete leggerla vi lascio il link sul suo blog, così potrete sapere qualcosa di più su questo personaggio così particolare. https://ilblogdinicolo.wordpress.com/

Io e Artemis siamo diventati amici. Subito. Due caratteracci che si sono incrociati, storie che mi hanno segnato un’infanzia spesa in narcisismo e fantasia. Io mi sono sentito come Artemis, fin da subito. Lui era semplicemente l’uomo, o meglio il bambino, più intelligente del mondo. “Perché io no?” risposi leggendo la premessa del primo libro di Artemis. Il bambino aveva un’infanzia persa nel suo mondo dove era continuamente a caccia di alieni, manifestazioni extra terrene e forme di vita leggendarie. “Perché io no?”. La mia infanzia è stata caratterizzata da una profonda fantasia, alla ricerca di risposte a domande che un dodicenne non si pone. Artemis faceva la medesima cosa per questo mi sono riconosciuto in lui. Un bambino che esaltava la sua stessa intelligenza nella fantasia. Non provava emozioni, se non una profonda soddisfazione di se stesso. Non aveva obbiettivi, se non quello di diventare un personaggio geniale.
Non aveva amici, se non la sua guardia del corpo, Leale, e decine di personaggi surreali scoperti con l’inganno.

Io mi sentivo, e mi sento molto Artemis. Il piccolo genio ha scoperto il mondo nascosto del Piccolo Popolo, dove imprigionando l’elfa Spinella Tappo, l’unica poliziotta donna della LEP (Libera Eroica Polizia), vuole un abbondante riscatto in oro. Da lì le avventure di Artemis e Spinella saranno numerose, la lotta alla mafia dei Fangosi (gli umani) che vogliono mettere le mani nella ricchezza dei Fowl, l’Inganno di Opal, mafiosa magica del Popolo che vuole impossessarsi anche lei dei pieni poteri e delle ricchezze e decine di inganni tra umani e personaggi fantasy illustrati nel dettaglio da Colfer. Poi vi sono il centauro Polledro, anche lui dotato di una geniale intelligenza, il capitano della Polizia del Cantuccio Julius Tubero, sempre legato ad un sigaro, e i numerosi nemici di Artemis a cui lui vuole sottrarre denaro e ricchezze.

Un libro, o meglio una serie di libri coinvolgente, dove il tempo si ferma, dove si vince la morte con inganni scientifici e si invocano creature misteriose che vivono in un mondo fantasioso ma altamente tecnologico. La bellezza di Artemis, con la sua immaturità relazionale, la sua autostima eccessiva e un ambiente surreale in cui, leggendo, vi entri dentro completamente. Parole che leggendole ti fanno vedere i posti, navigare in oceani e vulcani, volare in dimensioni irreali e con personaggi misteriosi. La radioattività di siti di smaltimento russi reali, pieni di scorie radioattive, dove la morte si annusa nell’aria. E poi l’entusiasmo di Fowl nel qual sono entrato, nel quel mi sono immedesimato.

Quando lui incontra il decimo psicologo che mette in luce i suoi difetti, stupendolo, quando lui prova amicizia sconfinata per un mercenario, Leale, che bada come un genitore alla sua incolumità rischiando la sua stessa vita. Poi libri, una scrittura fuori dal tempo, regole, viaggi in dimensioni parallele, in casseforti in cui è impossibile entrarvi, opere d’arte nascoste, leggende di città in cui la magia è padrona.

Da piccolo mi sentivo Artemis, imprudente, asociale, narcisista e gonfio. Un bambino in cui mi immedesimavo e spesso mi domandavo perché non ero lui, perché non incontravo Polledro al supermercato, perché non volavo negli oceani e nei siti vulcanici.

Oggi non mi sento più Artemis.

Benvenuto Nicolò nel mondo reale!

Oggi mi sento molto di più Colfer. L’uomo che con la sua fantasia ha creato un mondo, anzi più di uno, ha creato personaggi e personalità distinte ma molto chiare. Descrizioni di luoghi dove tecnologie avanzate entrano a contatto con il magico. Poi i viaggi in un mondo sottoterra in cui Elfi e Centauri, Goblin e altre creature leggendarie vivono in uno specifico ambiente, con una politica di fuga e di regole precise. La Fantasia di Colfer (e notare che ho scritto fantasia con la F maiuscola) la invidio. Ogni giorno vorrei che la mia mente navigasse in qui posti, anzi in altri, in mondi da me creati, perché non è vero che non possiamo creare noi il mondo, che non possiamo essere nei luoghi da noi costruiti. Anche solo a parole, vocaboli mixati in un gioco di riflessioni in cui si inseriscono emozioni e sentimenti anche se provati da elfi e maghi.

Artemis è una bellissima serie.

30 e lode.

Anzi 10. Il voto che danno ai bambini nelle scuole. Bambini che dovrebbero prendere in mano questi libri e godersi uno spettacolo di fantasia, emozioni ed eventi che un cellulare su Facebook non potrà mai regalarvi…

Nicolò Bertolini

Recensione: Fairy Oak – Il Segreto delle Gemelle

Questo è il mio primo articolo e sono molto emozionata, spero di poter trasmettere con le mie parole tutte le emozioni che questo libro mi ha dato e spero possa piacervi!

Questa è la copertina della mia copia.

Fairy Oak è un libro per bambini/ragazzi scritto da Elisabetta Gnone, e pubblicato nel 2005. La trama è molto semplice, in apparenza, parla di alcuni eventi che accadono nel villaggio di Fairy Oak e di come creature magiche (fate, streghe, maghi, ecc…) vivano in armonia con gli esseri umani Nonmagici. La storia è narrata dal punto di vista di una fatina, Felì, che si occupa di due bambine gemelle ed è infatti consuetudine a Fairy Oak che ogni bambino e bambina abbia una fata che vegli su di loro.

Questa è la trama completa: Fairy Oak è un villaggio magico e antico, nascosto fra le pieghe di un tempo immortale. A volerlo cercare, bisognerebbe viaggiare fra gli altopiani Scozzesi e le scogliere Normanne, in una valle fioritadella Bretagna, fra i verdi prati irlandesi e le baie dell’oceano. Il villaggio è abitato da creature magiche ed esseri umani, ma è difficile distinguere gli uni dagli altri. Infatti, fate, maghi, streghe e cittadini comuni abitano quelle case di pietra da tanto di quel tempo che ormai nessuno fa più caso alle reciproche stranezze. E dopo tanto tempo, tutti si somigliano un po’! A parte le fate, che sono molto, molto piccole e luminose… e volano! I maghi e le streghe della valle le chiamano per badare ai piccoli del villaggio. Questa storia è raccontata proprio da una di loro: Felì, la fata delle due gemelle Vaniglia e Pervinca.

Questo libro mi ha trasportata nel mondo magico creato dall’autrice e sono stata completamente assorbita dalla lettura, mi sembrava di essere tornata una bambina che, con estrema meraviglia, leggeva riga dopo riga, pagina dopo pagina, ciò che stava succedendo. Ho letto le ultime 150 pagine circa tutte d’un fiato, perché volevo assolutamente sapere cosa sarebbe successo nel capitolo successivo. Alla fine della storia mi sono commossa, perché viene in un certo senso svelato il titolo del libro (Il Segreto delle Gemelle) e vengono fatti vedere dei sentimenti che sono molto importanti e profondi. Il libro poi l’ho apprezzato ancora di più per tutta l’attenzione che viene dedicata alle piante e agli animali, ai nomi dei fiori, ai comportamenti delle altre creature che condividono la vita con noi e l’ho trovata una cosa molto dolce. Anche i disegni mi hanno trasmesso tanto: sembrano eterei, soavi, con colori stupendi e brillanti, dai tratti gentili e svolazzanti. Creano un sentimento di pace e meraviglia, aiutano a creare un’immagine mentale dei vari personaggi e a immaginarli mentre fanno tutto ciò che viene descritto nel libro, sono davvero rimasta ammaliata dalla cura e dalla dolcezza dei disegni. La storia è molto semplice per certi versi, scorre veloce, chiunque può leggerla senza fatica e può anche riconoscersi nei vari personaggi, però ti trasporta in questa dimensione magica e fuori dalla realtà, ed è perfetta se si ha bisogno di una lettura leggera e che possa donare un po’ di svago e semplicità. Sono molto curiosa di leggere il secondo libro per poter scoprire cosa accadrà e svelare tutti i segreti che permeano questo primo capitolo e di cui ancora non si ha risposta.

Consiglio davvero questo libro se avete bisogno di un po’ di dolcezza e di tornare bambini, se avete molte cose da fare e quindi non riuscite impegnare la testa in letture un po’ più complicate o se semplicemente avete voglia di leggere un libro ambientato in un mondo magico e originale. La mia recensione di Fairy Oak – Il Segreto delle Gemelle termina qui, alla prossima ❤

Foto che ho pubblicato su Instagram con una mini recensione.