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Recensione: Viaggi nello spazio

Recensione: Viaggi nello spazio

Oggi vi voglio parlare della mia ultima lettura, un libro che mi ha accompagnata per diverse sere e che ho alternato a La via dei re di Brandon Sanderson (un bellissimo “mattone” di più di mille pagine che sto leggendo per il gruppo di lettura creato da Perfaaddictedtobook, se siete interessati vi rimando all’articolo esplicativo qui: https://wp.me/p7GESQ-34m).

Viaggi nello spazio è stato pubblicato nel 2018 da Einaudi, a cura di Fabrizio Farina, ed è composto da tredici storie che hanno come tema principale i viaggi nello spazio e nel tempo, la scoperta di civiltà “aliene” diverse dalla nostra e le conseguenze che questi viaggi e queste avventure hanno sulla mente e sulle esperienze umane. Ogni racconto, più o meno breve, è stato pubblicato in periodi storici diversi, magari a seguito di alcune scoperte scientifiche o tecnologiche (come la mongolfiera) e ogni autore ha sfruttato la propria fantasia e immaginazione per creare una storia unica, frutto del diverso modo di interpretare un ipotetico viaggio al di fuori della Terra (e anche sulla Terra stessa).

Questo libro le raccoglie tutte insieme e ci fa passare dall’essere su una stazione spaziale completamente isolata nello spazio profondo, allo scoprire che sulla Terra stessa abitano creature provenienti da altri mondi, al viaggiare sulla Luna o su altri pianeti, al dover affrontare situazioni paradossali e che portano all’estremo il pensiero umano. Ogni storia ha il suo particolare insegnamento e il suo approccio a un elemento che affascina gli uomini da sempre: lo spazio e l’idea che ci sia qualcosa di “diverso” da noi al di fuori della Terra. L’idea che in qualche modo sia possibile esplorare questa frontiera, come lo è stato esplorare i mari o i continenti secoli fa. L’idea che l’umanità possa avere dei pionieri anche al di fuori del nostro pianeta, che vanno oltre i limiti del nostro mondo e che non hanno paura di scoprire l’ignoto.

Da amante dello spazio quale sono non potevo non leggere questo libro, che mi è stato donato qualche tempo fa grazie al pensiero di una persona molto importante per me, che voleva leggerlo dopo che l’avessi letto io e che tutt’ora immagino vorrebbe leggerlo. Grazie per questo libro, perché per me è stato come compiere un viaggio ai confini della realtà e del mondo conosciuto, fino a spingermi nello spazio profondo, su altri pianeti e su stazioni spaziali; è stato come intraprendere un’avventura senza limiti, dove qualsiasi idea e teoria fossero possibili.

Delle tredici storie raccolte, la maggior parte mi è piaciuta molto, mi ha stimolata e fatta ragionare, alcune un pochino meno e una in particolare mi ha annoiata oltre ogni dire. Nei paragrafi successivi parlerò brevemente di ogni racconto, soffermandomi di più sui miei preferiti. Nel complesso il libro scorre veloce, ogni storia è un viaggio a sé e ho apprezzato molto che siano stati inseriti racconti anche diversi tra loro e non che parlano tutti in modo identico del medesimo aspetto. Li elencherò nell’ordine in cui vengono presentati nel libro.


Lo strano volo di Richard Clayton di Robert Bloch (1939)

Questa storia racconta di un uomo che cerca di raggiungere Marte all’interno di una specie di nave spaziale piccolissima, adatta al trasporto di un uomo solo. L’uomo vive all’intero di questa nave nelle condizioni peggiori possibili, tra le vibrazioni ininterrotte del veicolo, uno spazio piccolissimo in cui camminare e una dieta a base di capsule. Dovrebbe impiegare dieci anni per raggiungere Marte e altri dieci per tornare. Da solo, all’interno di questa minuscola nave spaziale senza oblò e modi di comunicare con l’esterno, il senso del tempo del viaggiatore si smarrisce completamente, fino a raggiungere un esito particolare. Ho pianto un pochino alla fine del racconto e se lo leggerete capirete perché.


Caleidoscopio di Ray Bradbury (1949)

Si sofferma ad analizzare una delle situazioni peggiori in cui ci si potrebbe mai trovare nello spazio: nave distrutta e tutto l’equipaggio che vaga senza meta e senza fine nel vuoto, con la vita destinata a terminare una volta finito l’ossigeno nella tuta. Se avete visto Gravity, il film del 2013 diretto da Alfonso Cuarón e vincitore di sette Premi Oscar, sicuramente ritroverete lo stesso senso d’angoscia e d’impotenza e di deriva che si percepisce all’inizio del film. Questa è una delle mie storie preferite del libro (Ray Bradbury è una garanzia del resto, ha scritto Farenheit 451), contiene tantissime riflessioni sul significato di vivere una vita senza rimpianti, inseguendo i nostri sogni, per non rimanerne amareggiati alla fine, quando il sipario si abbassa. I ricordi sono preziosi, e c’è differenza tra aver vissuto e aver solo sognato di vivere. C’è differenza tra esistere meramente e vivere appieno ogni momento, consapevoli, nel presente. Il finale mi ha completamente distrutta, ho pianto e ho pensato subito a quanto noi umani, alla fine, siamo parte di tutto, talmente parte dell’universo da poter essere qualsiasi cosa, anche una stella cadente. Nella disgrazia possiamo comunque essere qualcosa di bello e di speranza per altri.


Niente di Sirio di Fredric Brown (1944)

Questa storia racconta di un gruppo di persone che sbarca su un pianeta apparentemente inesplorato. Tra tutte è una di quelle col finale più felice, ti strappa dei sorrisi e ti diverte, ma al contempo ti fa riflettere sul confronto tra la nostra razza umana e una razza aliena, così diversa da noi nel modo di pensare da risultare incompatibile coi nostri atteggiamenti.


Spero di arrivare presto di Philip K. Dick (1987)

Questa storia parla di un gruppo di persone che viene criogenizzato per poter intraprende un viaggio di dieci anni alla volta di un nuovo pianeta colonizzato dagli umani. L’unico problema è che uno dei passeggeri si trova in una capsula difettosa e la nave con la sua intelligenza artificiale deve in ogni modo cercare di limitare i danni e i disagi che questa situazione provoca. Il finale spiazza molto, il tema del viaggio si trasforma in un viaggio all’interno della mente del protagonista, dei traumi subìti da piccolo e i relativi sensi di colpa e delle psicosi e ansie nevrotiche che si sviluppano successivamente. E tutto questo solo perché una macchina intelligente voleva aiutare.


Colui che sussurrava nelle tenebre di H. P. Lovecraft (1931)

Ecco uno dei pezzi forti della raccolta. Lovecraft è anche autore del Necronomicon quindi non mi aspettavo nulla di diverso se non una storia veramente creepy e super inquietante e ricca di ansia. Non sono rimasta delusa. Lui è semplicemente un genio e questo racconto è il più lungo del libro. Qui il viaggio è sulla Terra stessa, si parla di creature che vengono da un altro mondo e che hanno un avamposto sul nostro pianeta. Attraverso lettere e testimonianze viene tracciata una situazione allucinante, siamo trascinati noi stessi nelle colline del Vermont per scoprire la tremenda e sconvolgente verità che si cela dietro le leggende raccontate dagli abitanti della zona. Mi ha tenuta incollata alle pagine fino alla fine, seguendo la storia con un misto di ansia, preoccupazione e voglia di sapere e conoscere.


Il relitto di Richard Matheson (1953)

Un altro dei miei racconti preferiti. Un plot twist assurdo. Un ritmo serrato e veloce, una situazione paradossale. Parla di un gruppo di umani che trova una nave spaziale su un pianeta inesplorato, ma la semplice scoperta si trasforma in un incubo e in un viaggio mentale nelle implicazioni che questa scoperta comporta. Non voglio dire altro perché va letta e basta, solo così si può comprendere la bellezza mortale di questa storia.


Alla conquista della luna di Emilio Salgari (1904)

Sinceramente non mi ha emozionata molto come storia. All’inizio è circondata da un alone di mistero, quando una coppia di scienziata sbarca su una piccola isola del gruppo delle Canarie, e inizia a lavorare alla costruzione di uno strano marchingegno. Il loro obiettivo è partire da quel’isola e arrivare sulla luna. Il finale lascia delle questioni in sospeso, è sempre presente il tema dei pionieri che rischiano in prima persona per poter raggiungere un luogo ancora inesplorato.


Mai toccato da mani umane di Robert Sheckley (1954)

Questa storia è esilarante, racconta di due astronauti che sbarcano su un pianeta inesplorato perché hanno bisogno di trovare delle provviste per proseguire il loro viaggio. Il pianeta ha una conformazione particolare e atterrano vicino a quello che sembra un enorme magazzino. Non ci sono abitanti e tutto ciò che si trova nel magazzino è scritto nella lingua del posto. La loro avventura è una pazza ricerca di qualsiasi cosa che possa essere commestibile per degli esseri umani e i due protagonisti si scontrano su idee, teorie e ipotesi e creano alla fine solo della gran confusione.


Un viaggio compiuto da poco, solcando l’aria, a bordo di un pallone aerostatico, comunemente detto mongolfiera, verso il pianeta recentemente scoperto Georgium Sidus di Mr Vivenair (1784)

Già dal titolo infinito avevo una pesante sensazione, e infatti ho trovato questa storia pesante. Non l’ho letta volentieri, mi sono imposta di concluderla per correttezza. Questo racconto è una satira della situazione in Francia dell’epoca,

dell’assolutismo, dei rituali di corte e della commistione tra potere e religione.

come spiega Farina della prefazione. A me personalmente non è piaciuta, non potevo essere meno interessata di così, ho apprezzato però un elemento: il fatto che gli abitanti di questo pianeta alieno abbiano la testa bifronte. Questo simbolo può essere applicato benissimo anche alla società odierna, popolata da persone con la “doppia faccia” che sembrano tue amiche, ma poi alle spalle ti pugnalano.


Micromega. Storia filosofica di Voltaire (1752)

Questo racconto narra di un abitante (Micromega appunto) di un pianeta che ruota attorno alla stella Sirio e che compie un viaggio in giro per l’universo, venendo a contatto con tantissime civiltà e modi di pensare differenti. Arriva fino a Saturno, dove incontra un filosofo di quel pianeta e insieme decidono di proseguire il viaggio.

Infine, dopo essersi comunicati l’un l’altro un po’ di quel che sapevano e molto di quel che non sapevano, dopo aver ragionato per una rivoluzione solare, risolsero di fare insieme un viaggetto filosofico.

Arrivano fino alla Terra e per loro è piccolissima, infatti entrambi hanno delle stature enormi e gigantesche. Qui riescono con fatica a scoprire prima una balena e poi degli esseri umani e a intrattenere con loro una conversazione “filosofica”. La storia mi ha colpita molto per la serie di passaggi interessanti, sul sapere e il non sapere, per il fatto che tutto è relativo, infatti la vita di Micromega e del suo compagno è molto molto più lunga di quella umana. Ci soni dei passaggi molto interessanti sull’equilibrio del cosmo e della vita stessa e di come si possono avere prospettive diverse sulle stesse questioni e le stesse domande.


Un’Odissea marziana di Stainley G. Weinbaum (1934)

Anche questa storia è esilarante, la classica “odissea” nel quale il protagonista/viaggiatore compie diverse imprese per uscire da una situazione svantaggiosa. Ci sono degli astronauti che stanno compiendo delle missioni su Marte e uno di questi si perde sul pianeta a seguito del malfunzionamento della sua navetta. Deve ritornare all’astronave madre, Ares, e così inizia il suo viaggio. Incontra diverse creature che abitano il pianeta e una di questa diventa il suo compagno d’avventure. Fanno parte di due civiltà diverse e poco alla volta trovano il modo di comprendersi a vicenda e di comunicare tra di loro. Il loro viaggio e l’incontro con un’altra tipologia di abitanti è divertentissimo, soprattutto il finale di questa (dis)avventura mi ha fatto ridere troppo ma anche riflettere, perché viene fuori il lato della nostra natura umana che ci spinge a trovare delle risorse da sfruttare per poter migliorare la nostra condizione, anche se spesso andiamo a disturbare ciò che ci circonda.


Sotto il bisturi di Herbert George Wells (1927)

H. G. Wells ha scritto anche La guerra dei mondi, ma in questa storia non si parla di alieni ma di un viaggio che il protagonista stesso fa nella sua mente, in una specie di esperienza extra corporea. Il ritmo è lento ma allo stesso tempo sembra di leggere una poesia, una filastrocca che ti trascina riga dopo riga, nelle meraviglie dell’universo, facendoti sentire parte di tutto eppure allo stesso tempo anche distaccato da tutto. Ma in questo viaggio compiuto da soli, distaccati dalla mera materia, finalmente capiamo di essere invece parte di tutto l’universo ed è proprio questa consapevolezza che può renderci felici e presenti nel momento, che può allontanare l’apatia e il distacco verso il materiale. Nel momento in cui ci rendiamo conto di essere molto più di un ammasso di carne ed ossa allora diventiamo infiniti come l’universo stesso.


E con questo ho concluso, se siete amanti dello spazio e delle storie ambientate su pianeti diversi dal nostro, o in astronavi vaganti nello spazio profondo, o di specie aliene diverse da noi, il tutto condito da spunti di riflessione filosofiche e non, allora questo è il libro che fa per voi e ogni giorno potete decidere di farvi accompagnare da una o più storie diverse.

Lettera al mio futuro complice

Lettera al mio futuro complice

Vorrei passare del tempo con te per sapere che cosa ti piace, quali sono i tuoi sogni e i tuoi progetti, cos’è che ti fa alzare dal letto ogni giorno con la voglia di vivere e di raggiungere ogni tuo obiettivo.
Vorrei sapere di cosa hai paura, qual è la cosa che ti spaventa di più, qual è l’errore piu grande che tu pensi di aver commesso e cosa faresti se potessi tornare indietro e trovare un modo di aggiustare le cose.
Vorrei ridere con te delle tue battute e delle mie e scoprire ciò che ti affascina di più.
Sapere cosa ne pensi dello spazio, dell’universo, dei buchi neri, di tutto ciò che ancora è al di fuori della nostra più completa comprensione e conoscenza.
Vorrei sapere cosa significano per te le parole “amore”, “amicizia”, “perdono” e “complicità”, cosa ti fa stare bene e cosa ti crea ansia, se sei felice o se vorresti che qualcosa nella tua vita cambiasse.
Vorrei ascoltarti, anche per ore, lasciare che tu esprima tutto ciò che ti passa per la mente, qualsiasi pensiero random e più questo potrà farmi riflettere più io sarò ammaliata.
Vorrei sfidarti, qualsiasi cosa va bene, gare di pensiero, di teorie, di enigmi, di videogiochi e dartele o prenderle perché sono sicura che non ci sarà mai uno dei due a prevaricare sull’altro, ma sarà sempre una costante danza in equilibrio attorno alla nostra intelligenza e alle nostre abilità.
Vorrei capire chi sei davvero, ogni tua sfumatura e sfaccettatura, per poterti supportare in ogni modo per me possibile.
Per poterti amare come meriti di essere amato.
Completamente e senza compromessi.