Recentemente ho letto il mio primo libro di poesie di Emily Dickinson e come primo incontro è stato molto intimo e allo stesso tempo delicato e potente. Attraverso le sue poesie ho compiuto un viaggio dentro la mia anima e il mio cuore, provando di nuovo emozioni molto forti, che ho sperimentato io in prima persona e che ho ritrovato in queste parole stampate.
Prima vorrei darvi qualche cenno biografico. Emily Dickinson è nata il 10 dicembre 1830 ad Amherst (Massachusetts) e dal 1862 non si allontana più dalla casa natale. Decide di isolarsi, vestita sempre di bianco, e questa scelta è ancora avvolta nel mistero. Si pensa che sia stata una conseguenza dell’amore irrealizzabile per il reverendo Charles Wadsworth, conosciuto nel 1855, o dal bisogno di dedicarsi interamente alla poesia. Dopo la sua morte, nel 1862, è la sorella Lavinia a trovare le più di 1700 poesie scritte da Emily, raccolte in fascicoli cuciti a mano.
Ho potuto conoscere una parte di queste poesie grazie a un piccolo libro che fa parte di una collezione di opere che sono state pubblicate insieme al Corriere della Sera nel 2019. La raccolta si chiama diVersi e questo volumetto è il primo numero.
I temi di cui scrive Emily sono universali: vita, morte, natura, amore, dolore, felicità. Le sue poesie mi hanno fatto conoscere volta per volta molteplici lati della sua anima, della sua mente e del suo cuore, e ad ogni verso mi sembrava di avvicinarmi sempre di più a lei. Mi sembrava di conoscerla sempre un pochino di più, e di conoscere sempre di più anche me stessa. In questo articolo vorrei parlare di un argomento che mi ha colpita più profondamente di altri, ovvero l’amore. Vorrei raccontarvi attraverso le sue poesie il viaggio che io stessa ho compiuto amando e poi perdendo la persona amata, il dolore e la sofferenza che hanno fatto a pezzi tutto di me e come, poco alla volta, sono tornata ad essere la regina del mio impero, ritrovandomi, perdonandomi e lasciandomi volare di nuovo con le mie ali.
Il momento in cui ci si innamora e si ama completamente e totalmente
164 [842] Bello è, nascosti, sentirsi cercare! Più bello essere trovati, se è questo che vogliamo e della volpe è degno il cane. Bene sapere e non dire, meglio sapere e dire, se puoi trovare quell'orecchio raro che ti comprenda. Pag. 105, il corteggiamento e l'inizio della complicità
[1053] Con un fare tranquillo mi chiese se ero sua. Non gli risposi con le labbra ma risposi con gli occhi. Ed egli m'innalzò sopra il brusìo dei mortali, rapido come un cocchio che dilegua in un turbine di ruote. Il mondo si staccò sotto di noi come la terra sotto i piedi di chi si affaccia da un pallone sulle vie dell'ètere. L'abisso dietro a noi non esisteva, c'erano nuovi continenti. Era l'eternità prima della sua ora. Per noi non più stagioni - non v'era più la notte né il meriggio. Si fermò il sole su quell'orizzonte e lo fissò per sempre nell'aurora. Pag. 117, il momento della dichiarazione
I, XIII [303] L'anima sceglie i suoi compagni e poi chiude la porta; la sua divina maggioranza estranei non sopporta. Impassibile, sente il cocchio che si ferma presso il cancello esterno. Impassibile, guarda un re prostrarsi sul suo tappeto. So che da tutto il mondo può scegliere uno solo: chiuder le valve poi dell'attenzione come fossero pietra. Pag. 32, quando incontriamo la persona giusta
[568] Tutto imparammo dell'amore: alfabeto, parole, un capitolo, poi il possente libro, e la rivelazione terminò. Ma negli occhi dell'altro ciascuno contemplava un'ignoranza divina, ancora più che nell'infanzia; l'uno all'altro, fanciulli, tentammo di spiegare quanto era per entrambi incomprensibile. Ahi, com'è vasta la saggezza e molteplice il vero! Pag. 68, si può imparare ad amare solo amando, e non esiste mai una versione unica e finita dell'amore
286 [781] Lungo attendere un'ora, se oltre quella è l'amore. Breve l'eternità se l'amore è al suo termine. Pag. 99, la percezione del tempo quando amiamo
III, III [729] Cambiare? Quando cambieranno i monti. Esitare? Se il sole dubiterà che la sua gloria sia la gloria perfetta. Stancarmi? Quando la giunchiglia si stancherà della rugiada, allora, amore, anch'io mi stancherò di te! Pag. 98, quando amiamo qualcuno sentiamo di non potercene stancare mai
Quando la storia d’amore finisce
I, XCVIII [1277] Ciò che temevo venne, ma meno spaventoso, perché il lungo timore lo aveva quasi abbellito. Ci si abitua all'angoscia, alla disperazione. Peggio saper che viene che saperla presente. Chi indossa la sua pena la mattina che è nuova soffre più che a portarla un'intera esistenza. Pag. 125, quando ciò che temiamo si manifesta
IV, CVII [1767] Dolci momenti qui ebbero fine; questo è un luogo possente; nei suoi confini risero speranze: ombre già nella tomba. Pag. 136, la fine della storia d'amore e di tutte le speranze che riponevamo
Il dolore che si affronta
[599] Esiste anche un dolore tanto estremo che inghiotte tutto l'essere, poi ricopre l'abisso di delirio così che la memoria può aggirarlo, traversarlo od ascenderlo, come chi è ipnotizzato sicuro avanza là dove da sveglio sfracellerebbe tutte le sue ossa. Pag. 73, il dolore che annebbia totalmente
[341] Dopo un grande dolore viene un senso solenne, i nervi stan composti, come tombe. Il cuore irrigidito chiede se proprio lui soffrì tanto. Fu ieri o qualche secolo fa? I piedi vanno attorno come automi per un'arida via di terra o d'aria o di qualsiasi cosa, indifferenti ormai: una pace di quarzo come un sasso. Questa è l'ora di piombo, e chi le sopravvive la ricorda come gli assiderati rammentano la neve; prima il Fedro, poi lo stupore, infine l'inerzia. Pag. 38, l'apatia dopo la sofferenza
[618] Rimane oziosa l'anima che ha ricevuto un colpo micidiale; lo spazio della vita le si stende davanti senza nulla da fare. E vi chiede lavoro - fosse soltanto di appuntare spilli o di fare il più misero rammendo da bambini - per aiutare le sue mani vuote. Pag. 78, quando si cerca qualcosa da fare per uscire dal torpore e dall'apatia
Ricordi della persona amata
[514] Il suo sorriso pareva un sorriso come gli altri: scavava le fossette e tuttavia faceva male, come se un uccello si alzasse per cantare poi ricordasse d'essere ferito e si aggrappasse al ramo convulsamente, e la musica infranta come tante perline rotolasse nel fango. Pag. 64
Il momento in cui, piano piano, ci si rialza
[419] Ci abituiamo al buio quando la luce è spenta; dopo che la vicina ha retto il lume che è testimone del suo addio, per un momento ci muoviamo incerti perché la notte ci rimane nuova, ma poi la vista si adatta alla tenebra e affrontiamo la strada a testa alta. Così avviene con tenebre più vaste - quelle notti dell'anima in cui nessuna luna ci fa segno, nessuna stella interiore si mostra. Anche il più coraggioso prima brancola un po', talvolta urta contro un albero, ci batte proprio la fronte; ma, imparando a vedere, o si altera la tenebra o in qualche modo si abitua la vista alla notte profonda, e la vita cammina quasi dritta. Pag. 46, quando ci abituiamo al cambiamento e torniamo a camminare
IV, VI [1099] Il mio bozzolo è stretto, mi chiamano i colori, e sto cercando l'aria. Già un'oscura capacità di ali mi fa sprezzare l'abito che indosso. La potenza della farfalla è in questa attitudine al volo, che le concede prati di maestà ed i volteggi facili nel cielo. E devo tormentarmi nel presagio e decifrare il segno e commettere errori, se alla fine io troverò la mia chiave divina. Pag. 119, il processo di crescita
I, XCVIII [1176] Non conosciamo mai la nostra altezza finché non siamo chiamati ad alzarci. E, se siamo fedeli al nostro compito, arriva al cielo la nostra statura. L'eroismo che allora recitiamo sarebbe quotidiano, se noi stessi non c'incurvassimo di cubiti per la paura d'essere dei re. Pag. 121, quando decidiamo di seguire la nostra strada e costruire il nostro impero
Ecco, il mio grande viaggio è giunto al termine. Queste poesie hanno scandito ogni momento, ogni emozione, ogni dolore e senso di impotenza e perdita, hanno scandito le lacrime e le consapevolezze che ho raggiunto mentre percorrevo quella strada e ne arrivavo alla fine.
Adesso davanti a me ho una strada nuova di zecca da intraprendere, una via che sento piena di possibilità e opportunità, una via che mi permetterà di essere me stessa, di essere la regina della mia vita, di costruire il mio impero. Con le mie forze e le mie abilità e capacità.
Spero che questo viaggio abbia aiutato anche un po’ voi, mie lettori, spero che da ogni poesia anche voi abbiate capito qualcosa che vi possa aiutare ad andare avanti, qualcosa che vi ricordi chi siete e quanto valete.
E mentre aspettate il prossimo articolo, vi auguro di continuare ad avere il coraggio e la forza di scegliere la vostra strada. Ogni giorno. Senza paure.